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Scritto da Alternativa Antagonista   

Strategia ed impostazione

per un'alternativa antagonista




Inutile perder tempo sulla situazione della cosiddetta “Area NazionalRivoluzionaria” (o “neofascista”; e Chi sta nell’aldilà solo sa quanto male ha fatto questa all’Idea nei suoi cinquanta e più anni di vita… “neofascismo”, che insieme alla definizione “destra”, è peraltro una contraddizione in termini dell’Idea chiamata Fascismo): i partiti (o meglio dire partitini) presenti pensano sempre più a pavoneggiarsi, esaltandosi ad ogni sottrazione di militanti o di qualche “zero virgola…” elettorale a questo o quell’altro movimento, senza realmente costruire un qualcosa di serio, programmatico, soprattutto antagonista. L’unico risultato concreto ed evidente è la frammentazione di quella che, per ora solo a parole, dovrebbe essere l’area con tutte le carte in regola per rappresentare l’avanguardia di popolo contro il mondialismo e la globalizzazione.

Prove concrete sono le analisi del dopo-G8 di Genova: un’Area incapace non solo di cavalcare o per lo meno aderire alla protesta antiglobalizzazione (piccoli e sparuti casi a parte), ma capace addirittura, in nome di un viscerale quanto stupido Anticomunismo e del filo-borghese “Ordine – Legalità – Giustizia”, di schierarsi a fianco delle forze dell’ordine, come se dovessimo difendere pure noi chissà quale cameratesco potere precostituito o il chissà perché caro a tanti “Ordine pubblico”…
E chi, invece, non si è posto dalla parte dei G8 e dei suoi servi, ha pensato bene di dover comunque far sentire la propria voce (magari senza aver mai intrapreso in precedenza qualche iniziativa antimondialista) dando il sempre valido “colpo al cerchio ed un altro alla botte”… giusto perché, secondo alcuni, come vent’anni fa, esisterebbero ancora due blocchi e due nemici, tra i quali i nazional-rivoluzionari dovrebbero porsi come terza via equidistante… come dire, con frase di bertinottiana memoria, “attenzione che questi (gli antiglobalizzatori presenti a Genova) vogliono curare il male con un male ancora peggiore”… e allora facciamo i contro-tutto, autoghettizzandoci come sempre, e continuiamo a lamentarci e a tirar strali a destra e a manca dall’alto dei nostri pregiudizi e della nostra totale incapacità di agire, proporre, andar oltre.
Realtà è che tanti avrebbero voluto esser a Genova al posto dei compagni (anche se è analiticamente corretto ridurre a semplice manifestazione di centri sociali e gruppi marxisti una protesta di più di 200.000 persone, con all’interno i più variegati gruppi e le più svariate motivazioni???) e che, non appena si è visto cosa è successo nel capoluogo ligure, per reazione/invidia nei confronti di un vecchio nemico (fisico), si è scatenata una polemica tendente addirittura a calpestare i principi antimondialisti che dovrebbero contraddistinguerci.
Vi sono in realtà più trincee contro il comune nemico liberalcapitalista: un attacco reciproco tra antiglobalizzatori (siano essi rossi, neri, verdi, blu…) equivarrebbe a tornare stupidamente alla logica degli opposti estremismi e alle conseguenze che ben conosciamo, facendo così ancora una volta il gioco del Sistema, rafforzandolo.
Il concetto della Terza Via, riassumibile nello slogan “Né fronte rosso, né reazione”, infatti, se ideologicamente ancora ci appartiene, strategicamente rappresenta un arcaismo: il mondo non è più diviso tra due imperialismi ideologici; ora vi è solo un’unica idea dominante, e contro di essa, e solo essa, bisogna indirizzare la nostra lotta. Continuare nella assurda logica Destra-Sinistra (che, peraltro, mai avrebbe dovuto appartenerci) e nella ricerca dell’area comunista e/o anarchica come avversario principale, vorrebbe dire non esser al passo coi tempi e disperdere forze nell’attacco a piccole “sacche di marxismo” senza potere, che al massimo possono esser strumentalizzate dal Sistema, non comandare… finendo col lasciare tutto come prima, cioè il Capitalismoal potere. A meno che a qualcuno di noi ciò non vada più che bene…

Discorso diverso è se si intende analizzare le soluzioni proposte da chi è solamente antiglobalizzazione e non pure antimondialista, perseverando cioè nella logica del “One World” (a prescindere da come esso venga strutturato), eliminando così comunque le Tradizioni specifiche di ogni Popolo: in tal caso, ancora una volta, dovremmo esser noi, CON LE NOSTRE PROPOSTE, a saperci differenziare, non con un attacco diretto a questo tipo di contestatori che potrebbe ritorcerci contro (ed esser letto come un messaggio di lotta anticomunista sia dall’opinione pubblica che soprattutto dai militanti più giovani, ai quali noi abbiamo il dovere di indicare la corretta strada politica da intraprendere), quanto con il far conoscere solamente le nostre soluzioni, perseverando diritti per la nostra strada. Un’indiretta differenziazione, quindi, senza però trovare lo scontro.
Evitiamo, quindi, conflitti e pregiudizi verso chi combatte il nostro stesso avversario, aprendoci eventualmente, se possibile, a chi, antiglobalizzatore, non appartiene alla nostra area di riferimento.
Il vero pericolo per il Potere potrebbe, infatti, esser rappresentato da una convergenza strategica (non ideologica) tra chi è avverso ad esso. Non necessariamente uniti, ma intelligenti e rivolti verso un unico obiettivo. Certo, dall’una e dall’altra parte, devono però esser accantonate le pregiudiziali antifasciste ed anticomuniste, per lo meno sul piano militante.

Tornando all’analisi di quello che dovrebbe esser il nostro naturale ambiente di riferimento, notiamo che, alla politica reazionaria dei gruppi nazionali aventi fini elettorali, alla ricerca di voti ed eventuali compromessi, ai personalismi… si aggiunge l’incapacità o il disinteresse della restante parte (sia essa formata da realtà extraparlamentari o singoli intellettuali) a capire, analizzare, combattere l’odierno “nuovo” nemico.
Schemi mentali e politici secolarizzati alloggiano, purtroppo, ancora stabilmente nelle visioni e nell’azione di militanti che probabilmente, per le loro interpretazioni da Fascismo-Regime, se non addirittura, in alcuni casi, ottocentesche, non avrebbe senso definire “nazionali”, né tantomeno “rivoluzionari”. Risultato è che non esiste (e in questo periodo per le differentissime idee, analisi e battaglie intraprese non sarebbe nemmeno giusto esistesse) un’Area; se non nei momenti, opportuni ma fini a se stessi, commemorativi, musicali, culturali basati su comuni radici… frangenti nei quali si è comunque fermi o, peggio ancora, costantemente rivolti all’indietro (cioè, ancora una volta, la contraddizione di quella concezione giovanilistica, ribelle, antinostalgica, dinamica e rivoluzionaria che era il Fascismo-Movimento).

Bisogna, quindi, prima di tutto comprendere il senso del far politica e le caratteristiche di questa “arte”: al classico, e più volte ripetuto, “politica = poleis = comunità e suo bene” (nel senso di agire non per interesse personale, ma per il bene della propria comunità/“città” d’appartenenza), vanno aggiunti i continui mutamenti di situazioni e strategie, e quindi delle analisi ad esse connesse. Se poi aggiungiamo pure che il Sistema del XXI secolo non è il tradizionale regime abbattibile con la “presa della Bastiglia”, ma che, subdolo e nascosto, non è rappresentato da un’unica persona, gruppo o stato; che nemmeno quelli che noi vediamo esser eletti come rappresentanti o capi dei governi più forti sono realmente i detentori del potere; che questo Sistema usa armi non convenzionali e strategie di conquiste anomale e apparentemente non violente, e che se usa le classiche operazioni militari le maschera dietro le sembianze di interventi umanitari e le insegne della N.A.T.O. o dell’O.N.U. oppure sotto le bandiere degli eserciti di apparentemente insignificanti stati del Terzo Mondo o di mercenari di multinazionali; allora è giunto il momento di capire che pure le nostre posizioni, il nostro linguaggio, il nostro porsi e le nostre tecniche di comunicazione debbono essere continuamente mutevoli in base agli avvenimenti, abbandonando schemi, pregiudizi, luoghi comuni. E ancora fissarsi bene nella testa che “CIò CHE DI PRINCIPIO CI APPARE GIUSTO, NON NECESSARIAMENTE NELLA PRATICA E’ STRATEGICAMENTE OPPORTUNO”. Cominciamo ad entrar nell’ordine delle idee che facciamo politica, non un’inutile sfida esistenziale al mondo moderno (che sa tanto di “associazione del buon ricordo”), fermi nelle nostre stantie posizioni, fino all’autoestinzione definitiva perché non in grado non solo di combattere, ma nemmeno di comunicare con la realtà circostante e di dare esempi concreti e attuabili ai pochi giovani militanti rimasti. E guardiamo avanti, senza rinnegare nulla ma neppure scimmiottando il passato: il Fascismo è morto nel 1945, e come tale è passato alla storia, così come lo sono stati Giulio Cesare, l’Antica Roma, la Grecia classica e tutti i personaggi e gli eventi della plurimillenaria Europa. Da esso, come dal resto del mondo tradizionale, dobbiamo trarre solo esempio e valori; persistere, a cinquanta e più anni di distanza, sugli stessi comportamenti, impostazioni mentali, analisi particolari e modi di comunicare sarebbe non solo stupido, ma soprattutto dannoso.

Riteniamo, altresì, che un unico partito NR ricadrebbe negli stessi difetti e vizi di quelli già esistenti; crediamo, quindi, che una ricompattazione dell'area (nonché un salto di qualità) avverrà quando vi saranno gli stessi intenti e strategie (cosa finora inesistente) e la capacità/volontà di inserirsi nel tessuto sociale (volontariato, sindacati, arte, musica, bar, giornalini...), abbandonando l'istintiva ricerca immediata della presa del potere e le concorrenze tra gruppi. Volenti o nolenti abbiamo dinanzi da cinquant’anni un simile esempio: quello dell’estrema sinistra. La sua strategia politica, infatti, nonostante non abbia portato alla vittoria finale, ha comunque permesso ai militanti rossi di raggiungere una notevole organizzazione. Nulla e nessuno vieta che si possa prendere a modello quel modo intelligente di far politica, composto di attività parallele, gruppi militanti, professionisti e cultura sinergici tra loro. Non occorre, quindi, che tutti i camerati militino in un unico partito (che è opportuno comunque esista, abbia un pensiero se non proprio all'avanguardia per lo meno non reazionario, e funga da catalizzatore unico nel gioco elettorale, inteso comunque come una delle tante strade da intraprendere, e non come solo e principale mezzo/fine di lotta): ideali sarebbero sinergiee più o meno volute tra i vari gruppi (per es: Gruppo “A” volantina in una scuola il proprio giornalino che sensibilizza sull'antimondialismo; il partito “B”, se l’azione di “A” ha funzionato, dovrebbe avere tutto l’interesse a parlare dello stesso tema, trovandosi già le porte aperte da “A” su questa battaglia e ne potrebbe raccogliere i frutti. Il tutto con una utilità reciproca che si può ottenere senza una grande collaborazione ma con l'intesa di eliminare concorrenze che dovrebbero essere inesistenti, ma che purtroppo tutt’ora si vogliono far vivere anche tra gruppi che non percorrono lo stesso tipo di strada, fini e strategie).

Riteniamo, inoltre, utile abbandonare le battaglie di retroguardia (omosessualità, moschee, anticomunismo, droga, nazionalismo ottocentesco basato su confini e stati nazionali invece che su popoli, tradizioni e concetti di autodeterminazione...) che, sebbene alcune giuste di principio, strategicamente fanno ciò che il sistema vuole, facendoci rimanere negli schemi da lui imposti, senza esser veri antagonisti. Non scordiamoci che da sempre a chi comanda fa comodo che il proprio nemico assuma una sembianza becera per accattivarsi il consenso del popolo, soprattutto poi se volontariamente chi si oppone al regime fa proprio questo costume; percorrere ancora certe strade reazionarie significherebbe non solo non colpire il Sistema (bensì il più delle volte altri obiettivi) ma addirittura restare negli schemi e continuare a portare le etichette che ci hanno sempre penalizzato.
Sarebbe, inoltre, da verificare quale utilità possano portare (se non propaganda elettorale) certe contromanifestazioni o iniziative che non sono ormai più qualificanti (e che se ancora lo sono, risultano scontate per l’opinione pubblica, magari in modo becero; risaputo è, per esempio, che la nostra area è contraria ai valori proposti dagli omosessuali, e le varie iniziative anti-“Gay Pride” non hanno fatto altro che far sì che la popolazione si schierasse come terzo soggetto indifferente tra i due estremi), e che il più delle volte sono fini a se stesse, senza un precedente lavoro tra la gente. Ci stiamo sempre più convincendo che questa area sia solo squisitamente “Anti”, senza aver soluzioni concrete da lanciare o, peggio ancora, senza conoscere le proposte che dovrebbero contraddistinguerci; un ambiente, quindi, che agisce seguendo l’istinto, lo sfogo, la soddisfazione nella ricerca del nemico fisico, di battaglie sterili e immediate, semplici, invece di seguire un progetto razionale che porti ad individuare il vero obiettivo da colpire e ad intraprendere strade difficili, senza facili risultati ma strategiche, rivoluzionarie e corrette verso l’auspicata vittoria finale.

Per adottare una logica antagonista si devono abbandonare, inoltre, i luoghi comuni.
Alcuni esempi:
- Il definirsi di “destra” (?): ideologicamente né il Fascismo né l’Europa tradizionale sono così etichettabili (fosse anche solo per il fatto che le suddivisioni del Popolo in Destra e Sinistra appartengono alle idee nate dalla Rivoluzione francese, tese a dividere la società organica tradizionale per mezzo delle classi sociali, i partiti e gli schieramenti conservatori e progressisti); inoltre è da evitare ogni minimo equivoco di “parentela” (anche semplicemente in termini) con la vera Destra rappresentata dalla Casa delle Libertà (reazionaria, democratica, antifascista, ma soprattutto mondialista, sionista e serva fedele degli U.S.A.).
- La supposta futura islamizzazione dell’Europa (?): posto che l’immigrazione è effetto del mondialismo, che spinge per fame i popoli del Terzo mondo ad emigrare verso quelli che l’Occidente mostra loro come paradisi terrestri, e che quindi il vero nemico non è l’immigrato bensì chi lo costringe a cercar da noi fortuna, col consistente rischio sia per noi che per lui di vedere annullate le rispettive culture e tradizioni; premesso ciò, quale capacità di analisi abbiamo se cadiamo nella ridicola semplificazione che vuole l’immigrato di origine islamica come conquistatore, visione tipica dell’ambiente cattolico tradizionalista (a proposito: cosa centriamo noi con loro, così bigotti, reazionari, e quindi per nulla antagonisti, se non addirittura appartenenti al potere forte che è il Vaticano???)??!! A parte il fatto che il magrebino che magari siamo abituati a vedere ubriaco sotto casa o delinquente nei quartieri, proprio per il fatto di tenere tali comportamenti non è un buon islamico e quindi non sarebbe lui a voler aprire moschee; o l’area antimoschee si schiera ai confini di Stato e spara impedendo l’arrivo di immigrati di fede mussulmana (cosa che peraltro molto probabilmente risulterebbe inutile dato che il fenomeno “immigrazione” appare essere un processo irreversibile e la società multirazziale sembra divenire sempre più un dato di fatto) oppure tollera la presenza di un’altra religione, perché una persona credente pregherebbe comunque in qualsiasi posto, moschea o meno. E ancora, e più importante, vogliamo forse esser noi che ci proclamiamo difensori delle tradizioni dei popoli a voler combattere proprio chi ha intenzione di preservare le proprie?! E ancora, cosa principale, veramente crediamo che il futuro dell’Europa sia islamico? Una tale analisi è degna solamente di chi proprio non ha capito nulla del fenomeno “Villaggio Globale”. L’Islam, per la sua carica spirituale, guerriera, tradizionale, nonché per la sua storia, anche odierna, rappresenta un nemico, se non addirittura il principale, di Israele e Stati Uniti, cioè le 2 maggiori basi strategiche ed operative del Nuovo Ordine Mondiale: davvero crediamo che chi ha in mano l’Europa ed è fautore del fenomeno migratorio sia disposto a regalare così facilmente al proprio avversario, rafforzandolo, una delle sue maggiori basi?! La realtà è che il futuro dell’Europa non è l’islamizzazione (una società tradizionale) ma un “melting-pot”, dove vi saranno sì diverse etnie, ma nessuna cultura e tradizione, in nome di un unico tipo di “uomo”, uguale in qualsiasi latitudine del globo, dalla Siberia alla Giamaica ed oltre: il consumatore.
- La difesa dell'ordine pubblico: e a noi che cosa ce ne importa? Perché svolgere i compiti attribuiti alle forze dell’ordine come guardie bianche del Potere? Perché difendere, con ottica reazionaria, gli interessi e la mentalità borghesi? E a quel punto, perché allora non fare le manifestazioni pure “contro il maleducato che sporca per terra”, “contro la mafia” magari a Bolzano, “contro l’uso eccessivo di alcolici che provoca numerosi incidenti stradali” o “le risse in discoteca”?! Storicamente le migliori e più avanguardiste espressioni culturali ed ideologiche del “neofascismo” sono nate proprio in quei movimenti (soprattutto giovanili) che sfuggivano all’ottica del “Partito d’Ordine”, tanto da esser tuttora prese ad esempio quelle realtà ed esser state adottate dai molti alcune loro posizioni, atipiche per il tempo in cui furono proposte… ma evidentemente quello spirito rivoluzionario non ha ancora attecchito veramente e profondamente, se non come moda “per riempirsi la bocca”, negli animi della maggioranza degli “antisistema” del XXI secolo. Iniziamo, dunque, a ragionare a disintegrazione, non a opposizione: di questo sistema non abbiamo nulla da salvare, nemmeno ciò che ci appare più vicino a noi, ma che ci è imposto da un Sistema reazionario. Antagonismo è non cercar compromessi; è andar fuori da qualunque schema, principalmente quelli comodi al Potere, superando i settarismi e le etichette che ci danneggiano (e che troppo spesso ci siamo incollati addosso da soli), per il ritorno ad una lotta di popolo contro chi è nemico dell'Uomo e delle sue Tradizioni, senza le divisioni ideologiche, partitiche, di classe.
- Rapporti, difesa, ammirazione verso quei settori dello Stato che non son altro che servitori fedeli dell’occupante a stelle e strisce: forze dell’ordine, esercito ecc… non sono camerati (né lo potranno mai essere) né tantomeno antagonisti; sono semplicemente gendarmi “ascari” del Nuovo Ordine Mondiale. Prova ne sono esempi come le guerre contro Iraq e Serbia, dove le truppe italiane erano parte attiva in quelle operazioni. Inoltre pensiamo anche all’imminente riforma del servizio di leva, che diverrà volontario e qualificato; come dire: un esercito fanfarone non serve a nessuno, tantomeno ai padroni del mondo; dato che da sempre i popoli occupati fungono da “carne da macello” nelle operazioni belliche, aprendo la strada all’esercito dello stato occupante, meglio che i contingenti militari italiani (asserviti, come tutta l’Europa, alla N.A.T.O.) siano preparati e capaci… ovviamente però meno armati rispetto al padrone americano, per evitare spiacevoli sorprese.Lo Stato da noi proposto non è questo stato: smettiamola quindi con i sentimentalismi, gli sguardi alle imprese passate e soprattutto con l’equivoco di identificare Patria e Stato, che per noi oggigiorno devono esser solo qualcosa di ideale, nulla di reale da conservare. Così come è giunto il momento di terminarla con le scusanti all’italiana tipo “lo fa per lavorare o per senso di giustizia o non sapeva a cosa andava incontro”: ognuno si assuma le proprie responsabilità senza portar poi attenuanti, e faccia le proprie scelte. O col sistema o contro il sistema. Non esiste chi è contemporaneamente rivoluzionario e difensore delle Istituzioni, la pratica impone di schierarsi: o di qua o di là.

Il Mondialismo ci pone, inoltre, di fronte nuove situazioni e nuove ipotetiche alleanze, addirittura quelle che mai avremmo pensato poter aver qualcosa in comune con noi. Superando i vecchi schemi politici, creati anche da avvenimenti passati, dovremo pure ragionare in un nuovo modo: solo in Italia e in poche altre nazioni esistono ancora schieramenti e pregiudiziali ideologici, mentre nel resto del pianeta (e questo sarà pure il nostro futuro) si ragiona a due soli raggruppamenti, gli anti-sistema e i pro-sistema. Solo all’interno poi dei vari fronti imperialisti ed anti-imperialisti esistono le varie anime. Ed è ora di abituarci all’idea che tra vent’anni anche nella colonia-Italia il fascista sarà schedato dal Sistema al fianco del comunista, bollati non più con le classiche etichette di appartenenza ideologica, ma entrambi con un’unica principale definizione: pericolo/problema per il Sistema.
E nella stessa logica si deve superare l’interessamento esclusivo per l’Italia e l’Europa. Tutti d’accordo sul concetto di Europa e sulle sue tradizioni, ma attenzione: se il nemico è globale, tale dovrà essere pure l’azione. Sempre in un’ottica di fronte antimondialista ci si deve render conto che gli effetti positivi di qualsiasi battaglia anticapitalista di qualunque popolo del pianeta sono un vantaggio pure per noi europei, proprio perché l’avversario è mondiale e i suoi malesseri si riflettono su tutto il suo impero (pensiamo solo, ad esempio, a cosa è costato a tutto il pianeta lo scandalo Lewinskij…). Perseverare, poi, in un’ottica di lotta esclusivamente europea equivarrebbe a spendere inutilmente forze preziose: il nostro continente è seduto, disinteressato, con la pancia piena del benessere regalatogli strategicamente dagli Stati Uniti, venduto ed impotente dinanzi a qualsiasi torto subito e indifferente alle ingiustizie, probabilmente pure autolesionista… rincoglionito. Proprio come era nel progetto americano. Agli unici Uomini ancora in piedi ed intenzionati a resistere in nome della Tradizione non resta che un’opera di sensibilizzazione per cercar di salvare il salvabile e provare a svegliare qualche cuore impavido ancora assonnato. Ma in Europa, oggigiorno, non si combatte una battaglia diretta, vera, efficace contro il Nuovo Ordine Mondiale. L’ultima frontiera, per ora, sembra esser stata la Serbia; ma pure quel baluardo europeo sembra aver ceduto… e neppure allora tutti l’avevano compreso.
Sono altre le zone dove si combatte il LiberalCapitalismo e verso là dobbiamo volgere, nel limite del possibile, la nostra attenzione; in quei luoghi quei popoli affrontano, con i nostri Valori, il medesimo conflitto ideologico che in Europa si è combattuto 50 e più anni fa: la guerra del Sangue contro l’Oro per conservare la propria Terra, le proprie Tradizioni, le proprie Culture.
Abbandonare, quindi, pregiudizi ideologici, religiosi, razziali: il Sistema ci pone a fianco come compagni di strada tutto e il contrario di noi; solo con essi possiamo allearci, fino a che sarà possibile, teniamoceli stretti e portiamo loro la nostra solidarietà. Pochi avrebbero pensato trent’anni fa di veder noi difendere e loro combattere per i nostri valori, anche solo per alcuni frangenti di tempo, Palestinesi, Cubani, Islamici e numerosi Popoli del Terzo Mondo e ancora Milosevic, Saddam Hussein, Castro… col risultato che, oggi più che mai, vale il detto “LA MIA PATRIA è Là DOVE SI COMBATTE PER LA MIA IDEA”.

Opportuno è, inoltre, creare Comunità basandosi su precisi elementi: alla classica (ma non sempre messa in pratica) “Unità di intenti” (e “di pensiero”) che deve essere base di un sodalizio, nel XXI secolo, per non ricadere in errori del passato, sarà fondamentale “Selezionare” i militanti; troppo spesso infatti la quantità, preferita soprattutto nei partiti alla qualità, ha portato non solo a problemi, ma, cosa peggiore, allo staticismo, se non all’arretramento, culturale.
Si dovranno poi “Formare” culturalmente e “Informare” gli appartenenti al proprio gruppo, in modo da creare le guide per il domani.
Il tutto unito ad una “Strategia d’azione” non lasciata al caso ed in balia degli eventi, ma il più possibile pianificata.
Cosa opportuna sarebbe, inoltre, cominciare a tessere una tela per cercar, anche inizialmente a maglie larghe, di collegare le realtà affini per pensiero antagonista, fino a creare una Rete, capace di muoversi in toto nel momento del bisogno, rispettando contemporaneamente l’autonomia delle singole realtà, soprattutto nell’ambito locale.

Infine: chiudere qualsiasi rapporto col nemico, soprattutto con gli pseudo-camerati della Destra (abili servitori del Grande Capitale, o meglio “Camerieri dei banchieri” come scrisse Ezra Pound), e rifiutare e rimanere distanti da iniziative politiche non antagoniste, anche se organizzate da veri Camerati, con i quali abbiamo forti legami.

Cominciare, o ritornare, quindi, ad essere:
- ALTERNATIVA, nella concezione ideologica sia di Terza Via, che di altra proposta rispetto al Pensiero Unico odierno. Ma anche, purtroppo, esser alternativi rispetto al neofascismo imperante nell’Area; non quindi esser “Avanguardia” di un ambiente per poi doverlo aspettare, ma “Alternativa”, cioè “Altro”, senza dover attendere nessuno, soprattutto chi non ha intenzione né di ascoltare né di camminare. Aperti al dialogo con tutti e pronti a portar chiunque sulle nostre posizioni, ma senza doversi fermare.
- ANTAGONISTI, nella definizione vera del termine; entrar nella logica mentale di contrapposizione totale al Sistema, senza conservar di esso nulla, in nome della Tradizione; con una impostazione di pensiero ed una strategia nuova e ribelle, dinamica e rivoluzionaria… all’avanguardia, fascista nel vero significato.

Solo così potremmo ambire a crescere e lottare, preparando gli eserciti e la battaglia di domani. Di tempo a disposizione dovrebbe esservene, ma è ora di cominciare e cambiar totalmente rotta… o di fronte a noi si inizierà ad intravedere, se già non lo si scorge, il baratro della scomparsa o, peggio ancora, del ricordo.

 
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