AMICIZIE PERICOLOSE:
OSAMA BIN LADEN E GLI AMERICANI
di Michel Chossudovsky
docente di Economia all’Università di Ottawa, centro per la ricerca sulla Globalizzazione (CRG)
Il seguente testo traccia la storia di Osama bin Laden e dei legami della Jihad Islamica con le opzioni della politica estera degli USA durante la Guerra Fredda e le sue conseguenze.
Primo sospettato nell'attacco terroristico a New York e a Washington, bollato dalla FBI come “terrorista internazionale” per il suo ruolo nell'attentato alle ambasciate USA in Africa, il saudita Usama bin Laden venne reclutato durante la guerra sovietico-afghana sotto gli auspici della CIA, per combattere gli “invasori sovietici"[1].
Nel 1979 “la più grande operazione occulta nella storia della CIA” fu lanciata come risposta all’invasione sovietica dell'Afghanistan, avvenuta a sostegno del governo filo-comunista di Babrak Kamal[2]: “Con l'attivo incoraggiamento della CIA e dell'ISI (Inter Services Intelligence) del Pakistan che cercava di trasformare la jihad afghana in una guerra globale pagata da tutti gli stati mussulmani contro l'Unione Sovietica, circa 35,000 radicali mussulmani provenienti da 40 paesi islamici raggiunsero i combattenti dell'Afghanistan tra il 1982 e il 1992. Decine di migliaia, inoltre, andarono a studiare nelle madrasa Pakistane. Infine più di 100,000 radicali mussulmani stranieri furono direttamente influenzati dalla jihad afghana”[3].
La jihad islamica era supportata dagli Stati Uniti e dall'Arabia Saudita con una significativa parte delle risorse generate dal commercio di droga nella Mezzaluna Dorata: “Nel Marzo 1985, il Presidente Reagan firmò il National Security Decision Directive 166, che autorizzava gli aiuti militari e le operazioni occulte in favore dei mujahidin, e chiarì che la guerra segreta in Afghanistan aveva un nuovo obiettivo: la sconfitta delle truppe sovietiche in Afghanistan tramite le operazioni coperte e la ritirata dei sovietici.
La nuova assistenza occulta degli USA iniziò con un vertiginoso aumento delle forniture di armi - un costante aumento dalle 65.000 tonnellate annuali nel 1987, inoltre un flusso incensante di specialisti della CIA e del Pentagono che viaggiavano verso il quartier generale segreto dell'ISI Pakistano sulla principale strada per Rawalpindi in Pakistan. Qui gli specialisti della CIA incontravano gli ufficiali dell'intelligence Pakistano per aiutarli a pianificare le operazioni in favore dei ribelli afghani”[4].
La CIA, usando l'ISI militare del Pakistan, giocò un ruolo chiave nell'addestramento dei Mujahidin. In cambio la CIA sponsorizzava l'addestramento alla guerriglia integrata con l'insegnamento del Corano: “I temi predominanti erano che l'Islam fosse una ideologia socio-politica completa, che il sacro Corano era stato violato dalle atee truppe sovietiche, e che il popolo islamico dell'Afghanistan avrebbe riottenuta l'indipendenza rovesciando il regime di sinistra appoggiato da Mosca”[5].
L'APPARATO PAKISTANO D'INTELLIGENCE
L'ISI Pakistana fu usata come un tramite. La CIA appoggiava di nascosto jihad, operando attraverso la ISI Pakistana e la CIA non canalizzava direttamente i suoi aiuti ai Mujahidin.
In altre parole, per condurre al successo queste operazioni coperte, Washington fu attenta a non rivelare lo scopo ultimo della jihad, che consisteva nel distruggere l'Unione Sovietica.
Come disse Milton Beardman, agente della CIA “Noi non dovevamo addestrare gli arabi”.
Secondo Abdel Monam Saidali, del Centro Studi Strategici di Al-aram, in Cairo, bin Laden e gli “arabi afghani” avevano ricevuto un “addestramento assai sofisticato che era stata permesso dalla CIA”[6].
L'agente della CIA Beardman conferma, a tal riguardo, che Osama bin Laden non era consapevole del ruolo che egli svolgeva per conto di Washington. Nelle parole di Osama bin Laden (citate da Beardman): “né io, né i miei fratelli abbiamo mai avuto sentore degli aiuti statunitensi”[7].
Motivati dal nazionalismo e dal fervore religioso, i guerriglieri islamici erano inconsapevoli di combattere l'Armata Rossa per conto dello Zio Sam. Mentre vi erano contatti ai massimi vertici della gerarchia dell'intelligence, i leader dei ribelli islamici nel teatro delle operazioni non avevano contatti con Washington o con la CIA. Assieme alla CIA - che appoggiava e riforniva la guerra con massicci quantitativi di aiuti militari USA - l'ISI pakistana aveva sviluppato una “struttura parallela che aveva grande influenza su tutte le decisioni di governo”[8].
L'ISI aveva uno staff composto da militari e da ufficiali dell'intelligence, burocrati, agenti occulti e informatori, stimati in 150.000 unità[9]. Inoltre le operazioni della CIA avevano anche rinforzato il regime militare del Pakistan guidato del Generale Zia Ul Haq: ”Relazioni tra la CIA e l'ISI si erano accresciute in continuazione in seguito all'eliminazione da parte del General Zia di Bhutto e l'avvento del regime militare. Durante buona parte della guerra afghana, il Pakistan era assai più aggressivamente anti-sovietico che gli stessi USA. Subito dopo l'invasione militare sovietica dell'Afghanistan nel 1980, Zia Ul Haq inviò il capo dell'ISI a destabilizzare gli stati dell'Asia centrale sovietica. La CIA approvò tale piano solo nell'ottobre 1984. La CIA era assai cauta dei pakistani. Sia il Pakistan che gli USA adottarono una politica di inganni con prese di posizione pubbliche per la negoziazione di soluzioni, mentre in privato erano d'accordo che una escalation militare sarebbe stata la strada migliore”[10].
IL TRIANGOLO DELLA DROGA DELLA MEZZALUNA D'ORO
La storia del traffico di droga in Asia Centrale è intimamente collegata con le operazioni coperte delle CIA.
Prima della guerra sovietico-afghana, la produzione di oppio in Afghanistan e Pakistan era diretta unicamente verso piccoli mercati regionali. Non vi era una produzione locale di eroina[11].
A tal riguardo, lo studio di Alfred McCoy conferma che in due anni di operazioni della CIA in Afghanistan, “il confine Pakistan-Afghanistan divenne il maggior produttore mondiale di eroina, fornendo il 60% della domanda USA. In Pakistan, la popolazione eroinomane passò dallo zero del 1979 al 20% della popolazione nel 1985, il più alto tasso di incremento registrato al mondo”[12]. Gli agenti della CIA controllavano tale commercio. Quando i mujahidin occupavano un territorio in Afghanistan, essi ordinavano ai contadini di coltivare il papavero come forma di tassa rivoluzionaria. Attraverso il confine con il Pakistan, i leader afghani e i gruppi locali sotto controllo dell'Intelligence del Pakistan gestivano centinaia di laboratori dell'eroina. Durante questo decennio la DEA (la U.S. Drug Enforcement Agency) di Islamabad non riuscì a imporre alcuna contromisura. Ufficiali USA avevano rifiutato di investigare sui carichi di eroina gestiti dai propri alleati poiché la politica sul narcotraffico USA in Afghanistan era subordinata alla guerra antisovietica.
Nel 1995, l'ex direttore della CIA delle operazioni afghane, Charles Cogan, ammise che la CIA aveva sacrificato la guerra alla droga per combattere la guerra fredda. “La nostra missione principale era di arrecare il maggior danno possibile ai sovietici. Non avemmo mai le risorse o il tempo necessari per dedicarci ad investigare sul traffico di armi, e non credo che dobbiamo rammaricarci per questo. Ogni situazione comporta delle conseguenze (…) e le conseguenze erano in termini di droga, sì. Ma l'obiettivo principale era stato raggiunto. I sovietici avevano lasciato l'Afghanistan”[13].
ALLA FINE DELLA GUERRA FREDDA
Alla fine della guerra fredda, le regioni dell'Asia Centrale non sono strategiche soltanto per le loro estese riserve di petrolio: esse producono tre/quarti dell'oppio mondiale, rappresentando così un provento di miliardi di dollari per i gruppi affaristici, le istituzioni finanziarie, le agenzie d'intelligence ed il crimine organizzato.
Il ricavato annuale del traffico di droga della mezzaluna d'oro (tra i 100 e i 200 miliardi di dollari) rappresenta all'incirca un terzo del ricavato del traffico mondiale dei narcotici, stimato dall'ONU nell'ordine dei 500 miliardi di dollari [14].
Con la disintegrazione dell'Unione Sovietica, una nuova ondata nella produzione di oppio era stata scatenata. (Secondo le stime dell'ONU, la produzione di oppio in Afghanistan nel 1998-99 - in coincidenza con la destabilizzazione delle ex repubbliche sovietiche - raggiunge la cifra record di 4600 tonnellate).
Il potente business delle mafie nella ex-URSS, alleate con il crimine organizzato, conta sul controllo strategico delle rotte dell'eroina.
L'ISI, che aveva una estesa rete d'intelligence militare, non venne smantellato alla fine della guerra fredda.
La CIA continuò a supportare la jihad islamica anche fuori dal Pakistan.
Nuove operazioni coperte furono attuate nell'Asia centrale, nel Caucaso e nei Balcani. L'apparato militare e d'intelligence del Pakistan servì essenzialmente come “catalizzatore della disintegrazione dell'URSS e l'emergere di sei nuovi paesi mussulmani dell'Asia centrale”.
Intanto le missioni islamiche della setta dei Wahabiti provenienti dall'Arabia Saudita si erano stabilite nelle stesse repubbliche mussulmane e all'interno della Federazione Russa, usurpando il ruolo delle istituzioni secolari dello stato. Nonostante la sua ideologia anti-americana, il fondamentalismo islamico era largamente utile alla strategia di Washington nell'ex URSS.
Dopo la ritirata delle truppe sovietiche nel 1989, la guerra civile in Afghanistan continuò intensamente. I Talibani erano sostenuti dai Deobandi pakistani e dal loro partito politico la Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (JUI).
Nel 1993, JUI entrò nella coalizione di governo del primo ministro Benazzir Bhutto. Furono stabiliti legami tra il JUI, l'esercito e l'ISI.
Nel 1995, con la caduta del governo del Hezb-I-Islami di Hektmatyar, a Kabul, i Talibani non solo instaurarono un governo islamico rigido, ma arrivarono a controllare anche “centinaia di campi di addestramento in Afghanistan e le fazioni del JUI”. E il JUI, con il supporto del movimento saudita Wahabita, giocò un ruolo chiave nel reclutamento di volontari nelle guerre nei Balcani e nell'ex-URSS.
Il Jane Defense Weekly conferma a tal riguardo che “metà delle truppe Taliban e del loro equipaggiamento provengono dal Pakistan, grazie all'ISI”. Ciò avvenne dopo la ritirata delle truppe sovietiche: entrambe le parti nella guerra civile esplosa in Afghanistan continuarono a ricevere appoggi occulti da parte dell'ISI.
In altre parole, appoggiate dell'intelligence militare del Pakistan che era a sua volta controllato dalla CIA, lo stato islamico dei Talibani ha largamente servito gli interessi geopolitici degli USA. Il commercio di droga della Mezzaluna d'oro è stato, inoltre, usato per finanziare e equipaggiare l'esercito mussulmano bosniaco (partendo dagli inizi degli anni '90) e l'UCK in Kosovo.
Negli ultimissimi mesi è stata raggiunta la prova che mercenari mujahidin combattono nelle fila dell'UCK (l’Esercito di liberazione del Kosovo) impegnato in assalti terroristici contro la Macedonia. Senza dubbio, ciò spiega perché Washington abbia chiuso gli occhi sul regno di terrore imposto dai Talebani e sulla lampante violazione dei diritti delle donne, la chiusura delle scuole per bambine, il licenziamento delle impiegate dagli uffici del governo e il rafforzamento della legge delle punizioni della Sharia.
LA GUERRA IN CECENIA
Per quanto concerne la Cecenia, il principale leader dei ribelli Shamil Basayev Al Khattab fu addestrato e indottrinato nei campi sponsorizzati dalla CIA in Afghanistan e Pakistan.
Secondo Yossef Bodansky, direttore della Task Force sul terrorismo e la guerra non convenzionale del Congresso USA, la guerra in Cecenia era stata pianificata durante un summit segreto della Internazionale hezbollah tenutasi nel 1996 a Mogadiscio, in Somalia.
Il summit fu seguito da Osama bin Laden e da alti ufficiali dell'intelligence iraniano e pakistano. A tal riguardo, il coinvolgimento dell'ISI in Cecenia “iniziò con la fornitura di armi e di esperti ai ceceni: l'ISI e i suoi alleati radicali incitavano alla lotta in questa guerra".
Il principale oleodotto della Russia transita attraverso la Cecenia e il Daghestan. Nonostante la formale condanna del terrorismo islamico da parte di Washington, i beneficiari indiretti della guerra in Cecenia erano proprio le compagnie petrolifere anglo-americane, che cercavano di controllare le risorse petrolifere e le pipelines vicine al Mar Caspio.
I contingenti dei due principali eserciti dei ribelli ceceni (rispettivamente guidati da Shamil Basayev e da Emir Khattab) erano stimati in 35.000 effettivi, supportati dall'ISI pakistano, che inoltre giocava un ruolo chiave nell’organizzare ed addestrare l'esercito ribelle ceceno.
Nel 1994 l'ISI aiutò Basayev e i suoi aiutanti addestrandoli alla guerriglia nella provincia di Khost in Afghanistan, nel campo di Amir Muawia, costruito nei primi anni '80 dalla CIA e dall'ISI e comandata dal famoso signore della guerra afghano Gulbuddin Hekmatyar.
Nel luglio 1994, lasciato il campo di Amir Muawia, Basayev venne trasferito a Markaz-i-Dawar, un altro campo di addestramento in Pakistan, per un addestramento avanzato nelle tattiche di guerriglia. In Pakistan, Basayev incontrò i più alti gradi militari e agenti dell'intelligence del Pakistani: il ministro della Difesa, gen. Aftab Shahban Mirani, il ministro dell’Interno, gen. Naserullah Babar ed il capo della branca dell'ISI incaricata di supportare la causa islamica, gen. Javed Ashraf (ora in pensione). Questi accordi ad alto livello si rivelarono veramente utili a Basayev.
Dopo il suo addestramento Basayev venne assegnato a guidare gli assalti contro le truppe federali russe nella prima Guerra Cecena, nel 1995.
La sua organizzazione aveva anche sviluppato legami con organizzazioni criminali a Mosca e forti legami con la mafia albanese e l'UCK. Nel 1997-98, secondo il Servizio di Sicurezza Federale Russo (FSB): “i signori della guerra cecena hanno iniziato a comparare delle proprietà in Kosovo... utilizzando aziende di copertura regolarmente registrate in Jugoslavia”.
L'organizzazione di Basayev è stata coinvolta nel racket internazionale, nel traffico di narcotici, nel sabotaggio di oleodotti russi, rapimenti, sfruttamento della prostituzione, traffico di dollari falsi, traffico di materiale nucleare, nonché nel crollo del 1997 della piramidi finanziarie della mafia albanese.
Accanto all'esteso riciclaggio di narcodollari, i ricavati di varie attività illecite sono state incanalate verso il reclutamento di mercenari e l'acquisto di armi. Durante il suo addestramento in Afghanistan, Shamil Basayev strinse rapporti con il comandante mujahidin veterano saudita Al Khattab che aveva combattuto come volontario in Afghanistan. Non appena Basayev fece ritorno a Grozny, Khattab venne invitato (all'inizio del 1995) a costituire una base dell'esercito in Cecenia per l'addestramento dei combattenti mujahidin.
Secondo la BBC, la presenza di Khattab in Cecenia era stata possibile “tramite l'Organizzazione di Aiuto islamico con base in Arabia saudita, un’organizzazione religiosa militante, fondata da miliardari che trasferivano fondi in Cecenia”.
CONCLUSIONI
Fin dalla Guerra Fredda, Washington ha consapevolmente appoggiato Osama bin Laden, mentre lo inseriva nella lista dei maggiori ricercati dall'FBI come il più pericoloso terrorista del mondo.
Mentre i Mujahidin erano occupati a combattere la guerra degli USA nei Balcani e nell'ex-URSS, l’FBI conduceva una guerra interna contro il terrorismo, agendo in maniera indipendente dalla CIA che, invece, fin dalla guerra sovietico-afghana, appoggiava il terrorismo internazionale.
Paradossalmente, mentre l’amministrazione Bush definiva la jihad islamica “una minaccia per l'America”, questa stessa organizzazione islamica era da tempo diventata uno strumento chiave delle operazioni di intelligence militari degli USA nei Balcani e nell'ex-URSS.
Sull’onda degli attacchi terroristici a New York e a Washington, la verità prevarrà per impedire che l'amministrazione Bush, assieme alla NATO, imponga operazioni militari avventuristiche che minaccino l'umanità.
[1] Hugh Davies, International: “Informers' point the finger at binLaden”; “Washington on alert for suicide bombers”, The DailyTelegraph, London, 24 August 1998.
Si veda anche Fred Halliday, "The Un-great game: the Country that lost theCold War, Afghanistan”, New Republic, 25 March 1996.
[2] Ahmed Rashid, “The Taliban: Exporting Extremism”, ForeignAffairs, November-December 1999.
[3] Steve Coll, Washington Post, July 19, 1992. Dilip Hiro, “Fallout from the Afghan Jihad”, Inter Press Services, 21 November 1995. Weekend Sunday (NPR);
[4] Eric Weiner, Ted Clark; 16 August1998.Ibid.Dipankar Banerjee; “Possible Connection of ISI With Drug Industry”, India Abroad, 2 December 1994.
[5] Ibid. Vedi Diego Cordovez and Selig Harrison, “Out of Afghanistan: The Inside Story of the Soviet Withdrawal”, Oxford university Press, New York, 1995. Vedi anche The review of Cordovez and Harrison in International Press Services, 22 August 1995.
[6] Alfred McCoy, “Drug fallout: the CIA's Forty Year Complicity inthe Narcotics Trade”. The Progressive; 1 August 1997.
[7] Ibid.
[8] Ibid.
[9] Douglas Keh, “Drug Money in a changing World”, Technical document no 4, 1998, Vienna UNDCP, p. 4.
Vedi anche: Report of the International Narcotics Control Board for 1999, E/INCB/1999/1 United Nations Publication, Vienna 1999, p49-51. E Richard Lapper, “UN Fears Growth of Heroin Trade”, Financial Times, 24 February 2000.
[10] Report of the International Narcotics Control Board, op cit, p49-51. Vedi anche: Richard Lapper, op. cit. International Press Services, 22 August 1995.
[11] Ahmed Rashid, “The Taliban: Exporting Extremism”, ForeignAffairs, November- December, 1999, p. 22.Quoted in the Christian Science Monitor, 3 September 1998)
[12] Tim McGirk, “Kabul learns to live with its bearded conquerors”, The Independent, London, 6 November1996.
Vedi: K. Subrahmanyam, “Pakistan is Pursuing Asian Goals”, India Abroad, 3 November 1995.
[13] Levon Sevunts, “Who's calling the shots?: Chechen conflict finds Islamic roots in Afghanistan and Pakistan”, The Gazette, Montreal, 26 October 1999.
[14] Ibid.