| Comunque la pensiate su Gino Strada... |
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Mentre siamo in attesa di notizie dal fronte birmano in un momento molto difficile per la resistenza del popolo Karen, dedichiamo una riflessione alla vicenda che in questi giorni vede protagonista il fondatore di Emergency.
Torneremo a dare informazioni circa lo stato della guerra in Birmania non appena riusciremo a metterci in contatto con i responsabili di “Popoli” (www.comunitapopoli.org) nella clinica “Carlo Terracciano”.
Comunque la pensiate, non fate l’errore di credere per un solo istante alle pesanti accuse lanciate contro Gino Strada dai servizi di sicurezza afghani.
Il fondatore di Emergency è stato indicato come un fiancheggiatore dei Taliban e addirittura di Al Qaeda in Afghanistan. Una sciocchezza totale. Ma inquietante, e che ci deve far riflettere.
Chi scrive è lontanissimo dalle posizioni politiche del dottor Strada (almeno quelle di partenza, quelle che ti hanno accompagnato per anni e anni, magari fin dai tempi della scuola media, e che ti hanno dato una “collocazione”, una etichetta che molto spesso è riduttiva ma che è difficile scrollarsi di dosso).
Ma conosce Gino Strada. Lo ha visto operare in un ospedale della Croce Rossa a Kabul infischiandosene della pioggia di colpi di mortaio e delle sparatorie che interessavano i cortili del complesso, lo ha visto poi aprire il primo ospedale di “Emergency” in Kurdistan, attraversando nervose linee del fronte per portare assistenza sanitaria alle popolazioni coinvolte nel conflitto.
Lo ha perso poi di vista (per modo di dire, perché è impossibile perdere di vista Gino e la sua organizzazione se hai un televisore in casa!) per quel sentimento che spinge gli amici a separarsi consensualmente prima che qualche cosa intervenga a rovinare il loro rapporto.
La politica, prima o poi, lo avrebbe fatto.
Gino è un uomo coraggioso, di cuore. E credo di non conoscere al mondo persona più distante dalla ideologia talebana di quanto sia lui.
È vero che attorno a Gino, accanto alle migliaia di persone animate da spirito caritatevole o da desiderio di impegno non sterile e parolaio che lo sostengono, vi sono anche dei talebani dell’antifascismo. È vero che “Emergency” pesca in un bacino molto ampio e che in questo bacino si trovano anche quegli intellettuali e quei personaggi dello spettacolo che hanno studiato nelle reazionarie e oscurantiste “madrasse” della religione antifascista. È vero che lì in mezzo ci sono quelli che si scandalizzano per il trattamento che le donne ricevono in Afghanistan, ma che poi sorridono sprezzanti nel rivedere nelle immagini dell’Istituto Luce il corpo della Petacci appesa per i piedi e oltraggiata dal piscio dei partigiani. È vero che qualche amico di “Emergency”, sempre pronto adesso ad accusare, giustamente, gli Americani di essere degli occupanti, aveva la bocca ben cucita quando negli anni ’80 l’Armata Rossa mandava al creatore un milione e mezzo di Afgani.
È vero che attorno a Gino si continua a celebrare il vecchio rituale del monoteismo antifascista che tanto piace (perché funzionale al disegno di mantenere in guerra tra loro gli antagonisti) proprio alle oligarchie guerrafondaie e petroliere che noi vorremmo vedere sconfitte. È vero che per molti, lui e quel suo “contorno” di becere guardie bianche del conservatorismo borghese e buonista risultino indigesti.
Ma Gino può essere un fiancheggiatore di Al Qaeda solo nelle deliranti e truffaldine veline di qualche servizio statunitense, britannico o, perché no, italiano. Una di quelle accuse piovute addosso già a tanti altri che in diversi periodi della storia recente avevano messo in discussione la favola del paese dei balocchi del sistema a stelle e strisce. Che poi è il sistema imposto a Kabul dal giorno della non casuale morte di Massoud fino ad oggi.
A dar contro a Gino Strada, oggi non ci sono soltanto, scontatamente, i soliti zeloti del partito israelo-statunitense (da Fini a Gasparri, dalla Bonino a La Russa), ma anche quelli che fino a pochi giorni fa abbracciavano il dottore di “Emergency” ovunque fosse presente una telecamera.
Ma che volete, “s’ha da campà”. E Goldman – Sachs ha le sue esigenze.
Buon “8 settembre“, Gino. Un affettuoso saluto e piena solidarietà da un amico che antifascista non è mai stato. E di cui, quindi, ti puoi fidare.
Franco Nerozzi
Comunità Solidarista POPOLI