Sangue, potere e petrolio

Partita mortale tra le macerie di Grozny e Beslan

Il Caucaso torna a far parlare di sé a seguito del duplice attentato aereo avvenuto ai danni di due apparecchi delle aviolinee russe e al sequestro mostre di Beslan dove alcune decine di guerriglieri ceceni hanno preso in ostaggio bambini e genitori di un complesso scolastico della città della Repubblica autonoma dell'Ossezia del nord appartenente alla Federazione Russa. La guerra in Cecenia sembra essere diventata permanente e a pagarne le spese sono sempre di più le popolazioni civili della Federazione Russa e della stessa repubblica secessionista ormai pesantemente martirizzata. Lo scontro ceceno, però, non è l'unica guerra in corso nella tormentata penisola ponte tra l'Europa e l'Asia. In Georgia il neo presidente Mikheil Saakashvili, dopo aver piegato la repubblica secessionista dell'Adzaria, posta tra la Georgia e la Turchia, ha iniziato le manovre di attacco all'Ossezia del Sud la cui popolazione è etnicamente e culturalmente la stessa del nord, ma il cui territorio è situato all'interno della Georgia.

L'Ossezia del Sud è indipendente de facto dal 1993 quando emerse vittoriosa dalla breve guerra di secessione contro Tblisi all'indomani dello scioglimento dell'URSS. Tale secessione venne appoggiata dai Russi che, grazie ai movimenti indipendentisti in Ossezia, Abkhazia e Adzaria poterono rientrare nella repubblica caucasica diventata indipendente in funzione di peace-keepers, costruendo basi militari sul suo territorio in zone non controllate da Tblisi. La cacciata del Presidente Shevardnadze avvenuta a dicembre del 2003 con l'appoggio degli Stati Uniti è stato il primo segnale del palesarsi di un progetto nazionalista georgiano per recuperare i territori perduti nel 1991-93. Tale progetto viene posto in essere oggi grazie all'appoggio esplicito degli USA che contano alcune centinaia di militari sul campo, ufficialmente in funzione antiterrorista, ma in pratica con quella di addestratori dell'esercito della repubblica caucasica.

L'appoggio di Washington non nasce da spiccate propensioni americane a favorire la Georgia nella sua disputa territoriale con osseti ed abkhazi, ma dalla volontà di isolare in modo drastico Mosca dal trasporto degli idrocarburi del Mar Caspio verso l'Europa. Il nuovo presidente georgiano, infatti, si è impegnato alla costruzione dell'oleodotto Baku-Ceyan che dovrebbe portare il petrolio del Caspio dall'Azerbaigian al porto turco attraversando il territorio di Tblisi, mettendo così fuori gioco la linea di trasporto verso il porto russo di Novorossijsk sul Mar Nero. Inoltre, questo secondo oleodotto passa all'interno della Cecenia. Diventa così chiaro perché il conflitto in Cecenia ha un'importanza strategica nei rapporti Usa-Russia e perché Washington si stia mobilitando per consentire ai georgiani di piegare due piccole repubbliche ribelli e per espellere le basi e le truppe russe dalla repubblica caucasica. La costruzione di un oleodotto completamente controllato dalla Georgia nel momento in cui l'oleodotto concorrente è a continuo rischio di sabotaggio da parte della guerriglia cecena comporterebbe l'esclusiva USA nel controllo delle risorse petrolifere del Caspio meridionale, l'isolamento della Russia verso l'Europa e il completamento dell'accerchiamento dell'Iran.

All'interno di questo quadro deve essere posta la mobilitazione progressiva di decine di migliaia di soldati della Georgia ai confini dell'Ossezia e il rinnovato appoggio di Tblisi alla guerriglia cecena. Saakashvili spera di scatenare una guerra di breve durata che pieghi gli osseti, ne provochi la fuga verso il territorio russo e gli consenta di annettersi il territorio ribelle. Gli osseti da parte loro sanno, in caso di sconfitta di doversi aspettare una feroce pulizia etnica che "georgizzi" il loro paese e si preparano a una guerra di resistenza che probabilmente assumerà tratti di una ferocia inimmaginabile, dal momento che nessuno degli osseti si è dimenticato i 20.000 morti (quasi tutti civili) subiti da questa popolazione nel corso della guerra di secessione dalla Georgia.

I russi dal canto loro sanno che la loro cacciata dalle basi ossete ed abkhaze vorrebbe dire l'emarginazione di Mosca da qualsiasi gioco caucasico e il diffondersi della ribellione all'interno delle molte repubbliche autonome della Federazione. Anche Mosca, quindi, non abbandonerà la mano se non a seguito di un conflitto catastrofico che potrebbe portare alla dissoluzione della stessa Russia in un insieme di staterelli oligarchici gestiti da locali feudatari di Washington.

La questione dell'oleodotto è quella attorno alla quale si è venuto a costruire il conflitto che più di ogni altro sta portando Russia e USA sulla strada del confronto armato, sia pure per interposto esercito. Inoltre Ossezia ed Abkhazia, in quanto stati de facto ma non riconosciuti sono da sempre basi perfette per il contrabbando, il traffico d'armi, di droga e di uomini, totalmente controllati dalla mafia russa e dai suoi molti appoggi all'interno del Kremlino e dell'Armata Russa; una ragione in più per la quale Mosca non può permettersi di abbandonare le due repubbliche caucasiche secessioniste.

 

Chi soffia sul fuoco: padri e padrini dell'indipendentismo ceceno

 

L'assalto alla scuola di Beslan e la successiva carneficina attuata dalla guerriglia cecena tra gli ostaggi (bambini, maestre e qualche genitore) in seguito all'attacco all'edificio condotto dalle forze speciali russe con il consueto mix di ferocia ed incapacità al quale hanno abituato il mondo negli ultimi anni si inserisce in questa partita come un episodio della stessa guerra che devasta il Caucaso dalla fine dell'URSS ad adesso. È vero, infatti, come ricordano molti commentatori sui media occidentali che la guerra coloniale russa in Cecenia è iniziata nella prima metà dell'Ottocento quando l'espansionismo russo toccò le terre del Caucaso meridionale e non è mai davvero finita, ma è altrettanto vero che la nuova fiammata indipendentista iniziata con la dichiarazione d'indipendenza del 1991 e con la successiva guerra voluta e persa da Eltsin nel biennio 1994-96, ha sponsor e padrini in parte coincidenti con quelli che oggi sponsorizzano la ventata nazionalista ed aggressiva georgiana. Il moderno indipendentismo ceceno nasce laico e guidato da ex ufficiali dell'esercito sovietico decisi ad approfittare dello sfascio russo seguito ai convulsi giorni dell'Autunno del 1991 per affermare l'indipendenza di un territorio che avrebbe potuto contare sulla rendita del transito petrolifero per garantirsi una certa prosperità. Gli anni successivi vedono la progressiva emarginazione della leadership laica e la sua sostituzione con una religiosa a base wahabita, il cui finanziamento veniva effettuato in primo luogo dalla monarchia saudita desiderosa di estendere la propria influenza politica su tutti i territori a maggioranza islamica, tramite l'esportazione della versione reazionaria ed oscurantista della religione musulmana, nata in Arabia nel corso del XVIII secolo ed adottata dalla dinastia dei Saud, allora re beduini del Neged in perenne conflitto con gli altri regni della penisola arabica e con gli Sceriffi della Mecca appartenenti alla dinastia Hascemita (quella per intendersi che tuttora esprime il Re di Giordania).

Accanto al wahabismo saudita opera all'islamizzazione dell'indipendentismo ceceno e alla sua trasformazione in una guerriglia feroce, capace di utilizzare l'attentato suicida come la strage di ostaggi, la guerra aperta come l'infiltrazione nel territorio russo, anche una delle principali compagnie petrolifere mondiali: la Chevron-Texaco, la cui consigliera per l'area caucasica, responsabile per le politiche locali, è una signora che tutto il mondo ha imparato a conoscere negli ultimi quattro anni: Condoleeza Rice, l'attuale ministro per la Sicurezza nazionale dell'amministrazione Bush.

La presenza di volontari wahabiti della più diversa estrazione nazionale (arabi, algerini, egiziani, afgani, bengalesi.) tra i guerriglieri ceceni indica, inoltre, che il reclutamento degli effettivi delle formazioni wahabite cecene avveniva fin dalla prima metà degli anni Novanta a cura dell'ISI, il famigerato servizio segreto pakistano inventore e sostenitore del regime talebano afgano e delle organizzazioni politiche e militari wahabita e deobandiste (un'altra scuola islamica a forte orientamento reazionario nata nel XIX secolo nell'India musulmana). Insomma, come in Afganistan, la sinergia tra petroldollari ed ideologia religiosa saudita, logistica ed addestramento pakistani e supervisione geopolitica e geoeconomica a cura dell'intreccio tra dirigenza economica e politica a stelle e strisce. L'interesse della multinazionale americana nello sviluppo della guerriglia cecena è chiaro: mettere fuori gioco la concorrenza europea ed asiatica nel trasporto del greggio del Mar Caspio e tagliare le gambe al monopolio russo. Questi obiettivi vengono perseguiti con una politica di sostegno sempre più marcato alle oligarchie che governano in modo autocratico gli stati asiatici creati dalla disintegrazione dell'URSS, in primis l'Azerbaigian che possiede i giacimenti maggiormente sviluppati, e al contempo con una spinta aggressiva tendente a sabotare le linee di trasporto del greggio costruite al tempo dell'Unione Sovietica che, invariabilmente, passano tutte all'interno della Russia. Da questo punto di vista l'insurrezione della Cecenia, sul cui territorio passa la condotta che porta a Novorossijsk, il porto russo sul Mar Nero specializzato nell'esportazione petrolifera, viene colta come un'occasione unica per il perseguimento dell'obiettivo di inglobamento del controllo del petrolio. Le amministrazioni americane, dal canto loro, hanno continuato a perseguire una politica volta ad impedire che la Russia potesse ripresentarsi come potenza autonoma dagli Stati Uniti, capace di continuare la tradizione sovietica di contrapposizione alla potenza americana, e a costruire le condizioni per le quali l'immenso paese potesse diventare una buona occasione per la speculazione finanziaria internazionale a guida USA. D'altro canto in questa politica hanno trovato l'interessata collaborazione all'interno del paese di una nuova classe di ex funzionari del Partito Comunista riciclatisi grazie alla loro posizione fra i capitalisti della "nuova Russia", distruttivi dal punto di vista dello sviluppo produttivo ma estremamente abili nel fare profitti nel campo finanziario. Sono loro che hanno gonfiato al massimo la bolla della finanza russa esplosa poi nel 1998 travolgendo il risparmio nazionale del paese ma salvaguardando le immense fortune che questa classe di capitalisti senza imprenditoria avevano accumulato negli anni precedenti.

La guerra in Cecenia è sempre stata un buon affare per questa neo classe dominante; a prescindere dai profitti realizzati con il contrabbando e il commercio delle armi con il "nemico", in questi anni la guerriglia cecena è stata soprattutto un ottimo pretesto per indirizzare il malcontento della popolazione verso un obiettivo esterno e per decidere i destini politici della Russia del XXI secolo; Eltsin e la sua banda vengono definitivamente sacrificati grazie a una strana offensiva della guerriglia a suon di bombe a Mosca ed occupazione di ospedali in Daghestan (azioni, guarda caso, condotte dall'incredibile capo guerrigliero Dasayev, concorrente del Presidente ceceno in esilio Maskhadov, responsabile anche del rapimento carneficina di Beslan) nel 1999, mentre Putin viene presentato alla nazione come il futuro Presidente grazie all'offensiva che porta alla rioccupazione del martoriato paese caucasico e che tuttora non ha trovato la sua conclusione. Oggi non si può che sospettare che la stessa classe di grandi capitalisti finanziari, proprietari di tutte le risorse strategiche del paese, sia interessata a contrastare il tentativo del gruppo dirigente riunito attorno a Putin di costruire un capitalismo nazionale nel paese, sviluppando la propria base produttiva e rafforzando i propri legami commerciali e politici con i paesi europei e, necessariamente, esautorando questa classe di oligarchi legata a doppio filo al capitale finanziario americano e alla svendita delle materie prime del paese. La facilità con la quale i guerriglieri ceceni sono riusciti a far saltare in aria due aviogetti, a far scoppiare due ordigni nella metropolitana di Mosca e, infine, ad assaltare la scuola osseta, rimandano alla presenza di sicure complicità all'interno del paese oltre che ai suoi vulnerabili confini con la Georgia con la quale, come abbiamo visto, è in corso una vera e propria guerra sul procinto di diventare calda con sullo sfondo l'appoggio statunitense a Tblisi.

Dietro alle tragedie russe di questi giorni si configura un'alleanza spuria tra gli interessi strategici americani, quelli economici delle multinazionali petrolifere USA, quelli del nazionalismo georgiano e del fondamentalismo wahabita a guida saudita e quelli dell'oligarchia finanziaria russa. L'obiettivo di questa alleanza oggi è quello di dimostrare che l'amministrazione Putin non è in grado di difendere la Russia e di suscitare un clima che ne permetta la sostituzione con un'altra più morbidamente incline ad assecondare gli interessi interni ed esteri legati alla finanza internazionale. L'assalto criminale con il quale le forze di sicurezza russe hanno chiuso la vicenda del sequestro di Breslan, con il corollario di centinaia di morti tra bambini ed adulti rinchiusi nella scuola osseta rimanda alla necessità per il gruppo dirigente putiniano di mostrarsi deciso e feroce nei confronti della guerriglia cecena per ottenere l'obiettivo di impadronirsi realmente della Russia, defenestrandone i padroni finanziari che continuano a muovere i fili fondamentali del potere nell'immenso paese eurasiatico. La posta in gioco è enorme e le conseguenze della vittoria di uno o dell'altro dei due contendenti sono tali che i massacri della popolazione civile, carne da macello e massa di manovra per gli interessi contrastanti dei contendenti in campo, sono destinati a continuare e ad approfondirsi, tanto più adesso quando, dopo il massacro di Breslan, l'ultimo dei tabù comunemente accettati dall'umanità, quello del rispetto della vita dei bambini, è stato definitivamente violato tanto dalla guerriglia che dalle forze di sicurezza russe in diretta televisiva mondiale.

Giacomo Catrame

Umanità Nova

fonte: http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2004/un27/art3356.html

 

I neo-cons sono dentro fino al collo nelle provocazioni del Caucaso di Jeffrey Steinberg (tratto dal numero del 17 settembre di EIR)

Criticando espressamente i paesi occidentali in un discorso dell'8 settembre, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha detto che essi "hanno responsabilità dirette per la tragedia del popolo ceceno perché danno asilo politico ai terroristi. Quando i nostri partner occidentali dicono che dobbiamo rivedere la nostra politica, che essi chiamano tattiche, io li inviterei a non interferire negli affari interni della Russia".

Lavrov faceva così riferimento alle decisioni di Stati Uniti ed Inghilterra di dare asilo politico a due leader separatisti ceceni, Ilyas Akhmadov e Akhmed Zakayev, che oggi vivono rispettivamente a Washington e a Londra. I due hanno avuto legami con Aslan Maskhadov e Shamil Basayev, i dirigenti di due fazioni indipendentiste cecene. Ma questa decisione di autorità inglesi e americane di ospitare e proteggere gente vicina alla recente ondata di terrore che ha scosso la Russia è solo la punta dell'iceberg. L'EIR ha iniziato una ricerca sulla strategia degli ambienti liberal-imperialisti, in Inghilterra e negli USA, che mirano a sottrarre alla Russia tutta la regione caucasica ricca di petrolio. Si tratta di una strategia che procede a tutto vapore dal 1999 e che s'inquadra più generalmente nel contesto del Piano Bernard Lewis, che diventò operativo negli anni Settanta, con cui ci si riproponeva di minare tutta la regione meridionale dell'allora Unione Sovietica, trasformandola in un "Arco di crisi". I punti focali del piano di destabilizzazione a lungo termine, che contava di fare leva soprattutto sull'istigazione del fondamentalismo islamico, erano l'Afghanistan e la Cecenia.

Brzezisnki, Haig e Solarz

Chi segue regolarmente l'EIR non si meraviglierà del fatto che tra gli architetti delle provocazioni oggi in atto nel Caucaso spicchi Zbigniew Brzezinski, il consigliere di sicurezza nazionale di Carter che per primo adottò i piani geopolitici messi a punto da Lewis all'Arab Bureau di Londra, che contavano di usare il radicalismo islamico contro il comunismo sovietico.

"L'arco di crisi" di Brzezinski e Lewis fu ereditato in blocco dall'amministrazione Reagan-Bush nel 1981. Questo fu in parte dovuto ai buoni uffici del direttore della CIA William Casey e dall'allora capo dei servizi francesi Alexandre de Maranches. La promozione dei mujhaiedeen diventò un progetto curato dalla banda dei neo-con che si trasferì al Pentagono ed al Consiglio di Sicurezza nazionale con Reagan, con i soliti noti in testa: Douglas Feith, Michael Ledeen e Richard Perle.

Nel 1999 un centro di coordinazione delle destabilizzazioni che i neo-con giustificano in nome dei diritti umani, la Freedom House fondata da Leo Cherne, lanciò un organismo chiamato American Committee for Peace in Chechnya (ACPC). L'obiettivo dichiarato: interferire negli affari interni della Russia ricorrendo alla scusa secondo cui "la guerra russo-cecena" deve essere risolta "pacificamente".

A guardare la lista dei presunti pacifisti dell'ACPC si resta però perplessi. I fondatori sono infatti Brzezinski, Alexander Haig (segretario di stato che disse "ci sono io al comando" quando Reagan fu vittima dell'attentato del 1982), e l'ex deputato Stephen Solarz. Tra i membri: Elliot Abrams, Kenneth Adelman, Richard Allen, Richard Burt, Elliot Cohen, Midge Decter, Thomas Donohoue, Charles Pairbanks, Frank Gaffney, Irving Louis Horowitz, Bruce Jackson, Robert Kagan, Max Kampelman, William Kristol, Michael Ledeen, Seymour Martin Lipset, Joshua Muravchik, Richard Perle, Richard Pipes, Norman Podhoretz, Arch Puddington, Gary Schmitt, Helmut Sonnenfeldt, Caspar Weinberger e James Woolsey. Oltre che delle strutture della Freedom House, l'ACPC si serve anche della Jamestown Foundation, un centro studi della guerra fredda diretto da Brzezisnki e Woolsey, la cui causa è promuovere operazioni di "democratizzazione" negli stati "totalitari". Questo centro studi produce la newsletter "Chechnya Weekly" per l'ACPC insieme a altre lettere di propaganda contro la Cina, la Corea del Nord e altri paesi eurasitici nel mirino dei neo-con.

Obiettivo Cecenia

I piani attuali dell'AIPAC sono stati presentati in un commento di Richard Pipes sul New York Times del 9 settembre 2004. Sotto il titolo "Dare ai ceceni la propria terra", Pipes sostiene che il presidente Putin ha sbagliato di grosso nel paragonare l'attacco terroristico di Beslan, nell'Ossetia del Nord, agli attacchi dell'11 settembre 2001 negli USA. Pipes ha minacciato il governo russo che i leader del terrorismo ceceno non si fermeranno fino a quando la Russia non concederà l'indipendenza. Citando l'esperienza francese con il movimento indipendentista algerino negli anni Cinquanta, Pipes scrive: "I russi dovrebbero imparare dai francesi. Anche la Francia una volta fu implicata in una sanguinosa guerra coloniale in cui migliaia furono le vittime del terrorismo. La guerra d'Algeria iniziò nel 1954, si protrasse senza una fine in vista fino a quando nel 1962 Charles de Gaulle non risolse coraggiosamente il conflitto garantendo all'Algeria l'indipendenza. Questa decisione si può considerare molto più dura di quella che deve prendere oggi Putin, perché l'Algeria è molto più grande e contribuiva molto di più all'economia francese di quanto oggi la Cecenia contribuisce alla Russia, e c'erano centinaia di migliaia di cittadini francesi che ci vivevano". Pipes poi minaccia: "Fino a quando Mosca non decide di seguire l'esempio francese, la minaccia terroristica non diminuirà ... la Russia, il più grande paese della terra, può certamente permettersi di lasciar andare una piccola dipendenza coloniale, e dovrebbe farlo senza indugi".

Il numero dell'8 settembre di Chechnya Weekly criticava Putin per non aver convocato "il diplomatico separatista ceceno Akhmad Zakayev", residente a Londra, per negoziare con i terroristi il rilascio degli ostaggi.

Gli inglesi hanno reclutato i terroristi del Caucaso

Ciò che nel governo russo sanno bene è che mentre negli USA si fondava l'ACPC, il governo inglese concedeva aiuti sempre più diretti agli ambienti terroristici. In una documentazione del 21 gennaio 2000, diretta al segretario di stato USA Madeleine Albright e intitolata "L'Inghilterra deve essere messa sulla lista degli stati che promuovono il terrorismo" l'EIR riferiva come le autorità inglesi avrebbero facilitato il reclutamento di elementi della jihad in Inghilterra da portare poi clandestinamente in Cecenia. Nel documento dell'EIR si poteva leggere tra l'altro: "Il 10 novembre 1999 il governo russo aveva già presentato formale protesta diplomatica, attraverso la sua ambasciata a Londra, per  gli attacchi ai giornalisti russi e per l'ospitalità concessa allo sceicco Omar Bakri Mohammd, capo di Al Muhajiroon, 'ala politica' dell'organizzazione di Bin Laden, che era il gruppo che reclutava musulmani in Inghilterra da mandare a combattere in Cecenia contro l'esercito russo. L'organizzazione di Bakri operava liberamente da uffici nel sobborgo londinese di Lee Valley -- due stanze in un centro informatico -- e gestivano una propria impresa di internet. Bakri ha ammesso che ufficiali militari 'in congedo' provvedono agli addestramenti delle nuove reclute a Lee Valley, prima di essere inviate nei campi in Afghanistan o Pakistan, o vengono fatti entrare cladestinamente direttamente in Cecenia".

Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà

http://www.movisol.org